| |
home
chi siamo
mostre virtuali
articoli
mostre
nel mondo
galleria
pubblicazioni
links
contatti

L. Pescador, 1995
|
|
|

Etnia: Pende
Tipologia: Maschera
Nome etnico: Mbuya
Paese: Zaire (Kwango area,
Katundu zone).
Altezza: 18 cm
Materiali: Legno, chiodi
da tappezziere, fibre vegetali, perle, placche in alluminio numerate e
datate dagli anni 1921-1935, perline, patina rossa (tukula) con tracce di
caolino.
Provenienza:
Julius Konietzko, Hambourg
Mamadou Keita, Amsterdam
Galerie
Joaquin Pecci, Bruxelles
Le maschere
dei Pende, Mbuya, erano indossate dai ragazzi durante l’iniziazione,
subito dopo la cerimonia della circoncisione (mukanda). Le maschere
potevano rappresentare differenti ruoli: il dormiglione, l’uomo disordinato,
la prostituta e cosi via, o differenti professioni come lo scultore, il
cacciatore, oppure diversi animali. Alcune maschere descrivevano differenti
figure, anche storiche: il pigmeo, il forestiero, un uomo Luba, il
missionario, ecc...
Originariamente queste maschere erano usate nelle attività religiose. Poi,
gradualmente, la loro perfomance ha perso in sacralità, divenendo teatrale.
Questa maschera, Mbuya, probabilmente ritraeva la moglie di un
alto dignitario. Degna di nota è la modellazione delicata con l’ininterrotto
arco delle sopracciglia appena alzato in rilievo, ma indicato con una linea
scura. Tra i fasci di fibre intrecciate che rappresentano i capelli sono
appese una serie di placche del periodo coloniale.
(In: Herreman Frank: “Sculptuur uit Afrika en
Oceanie Sculture from Africa and Oceania”, Rijksmuseum Kroller-Muller,
Otterlo, 1990).
.
Il
commento della Prof.ssa Zoe Strother su questa maschera:
Potrei fare
un po’ di commenti generali: la forma generale del viso e il trattamento
delle orecchie e la fronte suggerisce lo stile Pende. La linea continua
verticale che scende dalla fronte verso il basso e il naso che include dei
chiodi da tappezziere si ritrova tra i Pende orientali. La bocca è comune a
entrambe le popolazioni. Invece, la cicatrice decorativa sotto gli occhi non
è comune tra i Pende. I Chokwe ne fanno uso per ammorbidire gli zigomi nelle
maschere di sesso femminile, oltre che per far risaltare le orbite degli
occhi. Ci possono essere indizi nella colorazione e di come è applicata.
Sembra rossastra nelle foto. Se è così, si ritrova trai i Pende più
suggestivi. Sulle vecchie maschere era usata la stessa resina rossa che
utilizzavano (e utilizzano) le persone come cosmetico, erroneamente chiamata
"camwood", ma che i Kuba chiamano "tukula" o "nkula". Poi c'è la bella
pettinatura, che non si ritrova tra le maschere pende documentate. La
mia teoria, che vorrei approfondire, è che essa provenga da uno scultore
Chokwe che operava sulla frontiera Pende nel sud della Repubblica
Democratica del Congo. Nessuno ha studiato questa particolare comunità, ma
erano conosciuti come intagliatori molto attivi. I Pende ammiravano molto le
loro maschere femminili e spesso gliele commissionavano, acquistandole anche
da intagliatori itineranti che attraversavano i loro villaggi. Si può
trovare una mappa dei loro percorsi nel mio libro: "Inventing Masks"1,
p. 7. Soprattutto nel primo periodo coloniale, oggetti e scultori si
spostavano oltre i confini etnici tutto il tempo, come de Sousberghe2
stesso ha sottolineato. Questo è il meglio che posso dire senza poter averla
vista “dal vero”. Un’altra cosa: non è certamente “Gatundo”, la località
(errore dei francofoni), il vero termine è "Katundu".
(1)
Strother Zoe, “Inventing Masks”, University of Chicago Press,
Chicago, 1998
(2)
De Sousberghe L., “L’Art Pende”, Académie Royale du Belgique,
Bruxelles, 1959
Esposizioni:
- Sculptuur uit Afrika en
Oceanië/Sculpture
from Africa and Oceania, Rijksmuseum, Kröller-Müller,
Otterlo, Novembre 1990 - Gennaio 1991.
- Masques Pende, Galerie
Joaquin Pecci, Bruxelles, 9 giugno - 9 luglio 2010.
- L'Africa delle meraviglia -
Arti africane nelle collezioni italiane, Palazzo Ducale e Castello d'Albertis,
31 dicembre 2010 - 5 giugno 2011.
Pubblicazioni:
- Copertina rivista Arts d'Afrique
Noir n. 57, 1986.
- Van Kootenm T. et van den
Heuvel, G (Eds), Sculptuur
uit Afrika en Oceani/Sculpture from Africa and Oceania,
Otterlo, 1990, pag. 148, no. 64.
- Bargna I, e Parodi da
Passano G., L'Africa delle meraviglia - Arti africane nelle collezioni
italiane, Genova, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), pag. 92.
|
|
|