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Una particolare importanza assumono le
maschere in miniatura, maa, impropriamente e comunemente chiamate
“passaporto”. Queste mascherine, oltre tra
i Toma/Loma, erano
diffuse anche tra i Mano, i Gio, i Grebo, i Kpelle, i Bassa e altre
popolazioni che osservavano le regole della Poro nei suoi gradi di
iniziazione più avanzati. Le maa di regola appartenevano ai notabili
e alle persone di rilievo della Poro e venivano donate, solitamente
in numero di due e a intervalli di tempo l’una dall’altra, ai giovani
iniziati che per retaggio di stirpe o per qualità particolari avrebbero poi
giocato un ruolo predominante nella vita sociale del villaggio. Alcuni di
loro, arrivati a un determinato livello iniziatico, sarebbero poi stati
autorizzati a indossare le maschere da danza corrispondenti a quelle in
miniatura in loro possesso.
Per tutta la vita, i prescelti avevano il dovere
di custodirle gelosamente, porgendo loro periodicamente preghiere e offerte
di cibo e di bevande. Ad ogni novilunio, dopo il sacrificio di polli e di
altri animali, venivano accuratamente asperse di sangue, di succo di noce di
cola masticata o lavate con acqua contenente la corteccia dell’albero gei,
asportata dal tronco con una pietra affilata. La mancata osservanza di
questi rituali avrebbe portato a conseguenze gravissime in quanto le maa
erano cariche di potere magico, protezione importante contro la
stregoneria e il malocchio, oltre che intermediarie e agenti catalizzatori
tra la dimensione umana e quella del soprannaturale.

In caso d’incuria, avrebbero perciò agito in
senso contrario, come armi a doppio taglio, contro il proprietario stesso.
Alla morte del possessore, la mascherina era
posta nella sua tomba oppure consegnata a qualcuno appartenente al suo
gruppo clanico che ne potesse prendere cura, solitamente un figlio o un
nipote. Un’alta possibilità era quella che la maa fosse riconsegnata
al suo scultore, che nel tempo avrebbe potuto anche raccoglierne parecchi
esemplari.
In questo caso se ne facilitava la
dispersione, poiché successivamente potevano essere cedute a commercianti o
a turisti occidentali che le acquistavano come strane curiosità “esotiche”,
ignorandone del tutto l’origine, le motivazioni e i profondi significati
mistici di cui erano state portatrici.
Tutte le maschere, maa, illustrate
in questa pagina (salvo eccezioni specificate), sono state raccolte alla fine degli
anni 1970 da E. Trombetta e appartengono ora a un collezionista milanese.

Nota del curatore: Abitualmente, il
sinonimo di “ maschera”, relativo ai riti di danza africani, comprende la
maschera di legno (o altro) completa di costume e di addobbi.
Abbiamo voluto qui distinguere tra
“maschera” e ”costume” per ragioni contingenti, in quanto il più delle volte
solo la nuda maschera in legno è pervenuta fino a noi, dato che il
gradimento occidentale sembra orientato essenzialmente verso l’opera
plastica, privilegiandone solo i requisiti formali e “artistici”
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BIBLIOGRAFIA PARZIALE
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1945;
- Carini V., Trombetta E., Le maschere in
miniatura “maa” della popolazione Loma, Archetipo n.2, CSAA, Milano,
1989;
- D’Almada Andrea Alvares, Tratado breve
dos rios de Guiné do Cabo Verde, Porto, 1841.(Ried);
- Eberl-Elber Ralph,
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- Gaisseau Pierre- Dominique,
Foret Sacrée, Magie et Rites des Toma, Paris, 1953;
- Giorgi Cello, La società segreta del
Poro, Bologna, 1977;
- Greene Graham,
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- Harley George W., Notes on the Poro in
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- Julien Paul,
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Tagliaferri Aldo,
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- Van Damme Annemieke, De
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