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L. Pescador, 1995

 

 

 

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La grande e terrifica maschera dello spirito dandai o landai, strettamente legata all’iniziazione della Poro, “divora” simbolicamente i giovani non circoncisi, bilakorò, facendoli poi rinascere come iniziati. Questa maschera zoomorfa, che ricorda un coccodrillo, possiede una fronte prominente e lunghe fauci articolate irte di zanne e adorne da peli di scimmia. Il suo costume, formato da lunghe fibre, è ricoperto da un drappo.

 

                   

 

Le maschere bakarogi di tipo maschile e femminile, che danzano solitamente in coppia, hanno una funzione sociale e rappresentano la gerarchia e la divisione dei sessi. La forma della maschera lignea bakarogi femminile è ovale e armoniosa: sotto la fronte bombata, gli occhi si aprono in fenditure orizzontali, la bocca a forma di triangolo si avvicina nel suo apice alle delicate narici del naso da cui si dipartono gli alti e pronunciati zigomi; ai lati e spesso sul mento presenta profonde incisioni parallele. Elementi di ferro battuto sono inseriti sulla fronte e anche nella bocca come denti. A differenza delle altre, le fattezze di questa maschera sembra siano state riprese da analoghe maschere di diverse popolazioni, come i Kpelle (Guerzé) e i Mano.

 

Non tutte le bakarogi maschili, invece, presentano la stessa fattura; tra i Loma, la bakarogi maschile è simile a quella femminile, però con tratti più brutali: la maschera è di maggiori dimensioni, le guance, che riportano  scarificazioni diagonali, presentano zigomi poco accennati e la bocca semiaperta ad arco è delineata da labbra pronunciate. Al contrario, la maschera bakarogi maschile dei Toma ricorda, sia pur in maniera più ridotta, insieme le maschere dandai e angbai, con occhi tubolari o in metallo e con zigomi rilevanti.

 

           

 

Altri costumi, ugualmente interessanti anche se privi di maschere, sono quelli irti di penne degli uomini uccello, ouenilegagui, e quelli con lunghe e fitte fibre vegetali dei messaggeri,  guelembai.

I danzatori, ouenilegagui, cosparsi di caolino, saltellano sul posto seguendo un ritmo sfrenato, fronteggiandosi faccia a faccia, due a due, con le teste rovesciate all’indietro. Tutti i loro movimenti sono coordinati ed eseguiti ad una velocità stupefacente, al suono di un piccolo tamburo di legno.

I guelembai, messaggeri della Poro, al contrario appaiono silenziosamente con la loro enorme

bardatura circolare dalle fibre vegetali di color nero e oro, muniti di una lunga pertica bianca. Gli unici loro tratti visibili sono cosparsi di caolino. Nessun tamburo li accompagna e i guelembai  si muovono rapidissimi, come fluttuando sul terreno, in un’apparizione magica e sorprendente. Mentre le donne e i non iniziati si coprono il viso per la paura, essi sono già scomparsi senza alcun rumore nel buio della foresta.

 

   

 

 

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