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La casa emanazione del sé,
gli oggetti del quotidiano, la sua auto, gli sgabelli, la scatola del
tabacco da pipa…Nulla veniva escluso a priori e tutto convergeva
nell’epifania delle sue forme astratte e simboliche. Questa era
evidentemente un’altra analogia con l’arte africana che per sua natura non
risparmia nulla, anzi innalza la categoria degli oggetti d’uso a splendidi
manufatti artistici.
Prometti era un attento
collezionista di opere africane, ma esterno al mondo dei mercanti. L’oggetto
viveva in quanto raccolto in loco e frutto di quel hic et nunc dei
suoi viaggi. In particolare, la sua raccolta di oggetti attinenti il culto e
la cultura materiale della popolazione Dogon era senza dubbio notevole.

Il viaggio pertanto
diveniva esperienza culturale, antropologica e artistica e queste tre
dimensioni rimanevano indissolubili.
Sensibilità d’artista e
competenza gli avevano consentito di raccogliere decine di pezzi dell’area
sub-sahariana, ma ognuno di questi strettamente connesso con il luogo
d’origine che gli conferiva patina e sacralità, lontano dalle vetrine
luminose dei salotti bon ton.
Gli innumerevoli soggetti
della sua produzione, sono la decantazione di un universo genuino, furbo e
allegro. Ecco che il teatro del mondo prende forma attraverso la
stilizzazione simbolica dei tarocchi; le sue forme totemiche sono vitali ed
energiche, intrise di una religiosità pagana. I gioielli sono sculture per
il corpo, i collage e i pannelli un tripudio di colori e di forme
irrequiete. L’ironia attraversa tutti i suoi lavori, l’arte è pur sempre
riscatto e la sua irriverenza ci ricorda la leggerezza del vivere.

Lo studio di Enrico
rappresentava un’ esperienza unica; luogo eletto del fare è una
stratificazione di oggetti creati, abbandonati, ripresi e riassemblati. Una
scrittura feconda, in perenne divenire a testimoniare il racconto di una
vita di ricerca che non avrà mai fine poiché è la ricerca il senso stesso di
una vita spesa per l’arte. Lo studio di Enrico valeva quanto decine di
mostre personali e collettive e come tutte le cose pregevoli vanno oggi
scoperte, comprese e valorizzate.
Il senso di un messaggio
artistico profondo viene consegnato con l’umiltà di chi con coerenza ha
sempre voluto custodire di persona il proprio fare. Una pratica artistica
totale, con cui continuamente misurarsi per scacciare quelle zone oscure del
nonsense che albergano latenti in ciascuno di noi.
Breve nota biografica
Enrico Prometti,
Bergamo,1945. Bergamo, 2009 +.
Dal 1959 al 1965 studi
presso l’Accademia di belle arti “G. Carrara” di Bergamo.
Mostre personali di
pittura scultura e incisione in gallerie private e pubbliche a Bergamo,
Milano, Lodi, Ferrara, Olbia.
Mostre collettive in
Italia e all’estero, tra cui due personali a New York nel 1996.
Lunghi viaggi
extra-europei in Indonesia, Sumatra, Papuasia e soprattutto in Africa
Occidentale.
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