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Landuman, maschera
Thönköngba
(Guinea) -
legno e metallo - h cm 95
Ex Coll. Edith Hafter, Zurigo
Ex. Coll. Bernard Dulon, Parigi
Coll. privata, Brescia
Esposizioni:
-
Die Kunst von
Schwarz-Afrika, Kunsthaus,
Zurigo, 1970
- Afrique Noire,
Musée des Beaux-Arts, Neuchatel, 1971
- Afrika – Maske und
skulptur, Historischen
Museum, Olten, 1989
Pubblicazioni:
- Elsy Leuzinger, Die Kunst
von Schwarz-Afrika, Recklinghausen, 1970, fig. E21
- Elsy Leuzinger, L’arte dell’Africa nera,
Milano, 1972, fig. E20
- Karl Ferdinand Schaedler,
Afrika – Maske und Skulptur, Olten, 1989, pag. 13, fig. 3
- Rivista Qui Brescia, anno 1, n. 2,
settembre 2004, Brescia, pag. 148
- Opera registrata alla Yale University Art
Gallery, a cura di Guy van Rijn. Numero di archivio 0028369-01
Le etnie
principali dei Baga, dei Nalu, dei Landuman sull'alto Rio Nunez ed altre
popolazioni minori della Guinea sud-occidentale possono essere
considerate appartenenti allo stesso gruppo aventi in comune la
medesima cultura, della quale usavano scambiarsi reciprocamente gli
strumenti e gli elementi formali.
La maschera
astratta sintesi geniale del bufalo, della tartaruga
e del serpente sta forse a significare, secondo Elsy
Leuzinger, il dualismo tra terra ed acqua.
Di questa
maschera denominata
Thönköngba si
sa ben poco. Alcuni sostengono che fosse utilizzata a protezione del
villaggio e collocata sulla dimora esterna dello chef; altri come
Frederick Lamp, che fosse in uso in alcune danze ed anche come elemento di
altare rituale.
Non esistono
foto in situ conosciute a dimostrazione di come l'oggetto fosse
considerato degno di particolare protezione.
In effetti,
questa Landuman reca tutti i segni di un utilizzo rituale: la patina è scura
ed oleosa a dimostrazioni di ripetuti versamenti sacrificali,
le tracce terrose sono numerose data la sua collocazione e nella
cavità interna, sono visibili perfino le tracce di nidi di insetti.
Proprio per
questo suo aspetto misterioso, questa maschera è ancora più
affascinante, carica di reconditi significati e potenti
riti.
Dal punto di
vista estetico, appare evidente l'equilibrio delle forme e dei volumi che
mirabilmente si fondono in uno slancio verticale di significativa
tensione.
Le corna del
bufalo sono unite anche se uno spazio vuoto interno le distanzia e sono
congiunte ad un corpo centrale solcato da numerose
incisioni sia orizzontali che verticali che a sua volta è l'inizio di
un lungo "collo" a sezione pentagonale, solcato da
finestrelle rettangolari che
si succedono regolarmente. Il "muso" si conclude con una parte
mobile, una sorta di bocca destinata a chissà quale significato.
L'aspetto
"vissuto" conferisce alla maschera un'aura di mistero che è parte integrante
della sua bellezza, sia di quella esteriore che di quella
interiore.
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