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La grande e terrifica maschera dello spirito
dandai o landai, strettamente legata all’iniziazione della
Poro, “divora” simbolicamente i giovani non circoncisi, bilakorò,
facendoli poi rinascere come iniziati. Questa maschera zoomorfa, che ricorda
un coccodrillo, possiede una fronte prominente e lunghe fauci articolate
irte di zanne e adorne da peli di scimmia. Il suo costume, formato da lunghe
fibre, è ricoperto da un drappo.

Le maschere bakarogi di tipo
maschile e femminile, che danzano solitamente in coppia, hanno una
funzione sociale e rappresentano la gerarchia e la divisione dei sessi. La
forma della maschera lignea bakarogi femminile è ovale e armoniosa:
sotto la fronte bombata, gli occhi si aprono in fenditure orizzontali, la
bocca a forma di triangolo si avvicina nel suo apice alle delicate narici
del naso da cui si dipartono gli alti e pronunciati zigomi; ai lati e spesso
sul mento presenta profonde incisioni parallele. Elementi di ferro battuto
sono inseriti sulla fronte e anche nella bocca come denti. A differenza
delle altre, le fattezze di questa maschera sembra siano state riprese da
analoghe maschere di diverse popolazioni, come i Kpelle (Guerzé) e i Mano.
Non tutte le bakarogi maschili, invece, presentano la stessa fattura;
tra i Loma, la bakarogi maschile è simile a quella femminile, però
con tratti più brutali: la maschera è di maggiori dimensioni, le guance, che
riportano scarificazioni diagonali, presentano zigomi poco accennati e la
bocca semiaperta ad arco è delineata da labbra pronunciate. Al contrario, la
maschera bakarogi maschile dei Toma ricorda, sia pur in maniera più
ridotta, insieme le maschere dandai e angbai, con occhi tubolari o in
metallo e con zigomi rilevanti.

Altri costumi, ugualmente interessanti anche
se privi di maschere, sono quelli irti di penne degli uomini uccello,
ouenilegagui, e quelli con lunghe e fitte fibre vegetali dei messaggeri,
guelembai.
I danzatori, ouenilegagui, cosparsi di
caolino, saltellano sul posto seguendo un ritmo sfrenato, fronteggiandosi
faccia a faccia, due a due, con le teste rovesciate all’indietro.
Tutti i loro movimenti sono coordinati ed eseguiti ad una velocità
stupefacente, al suono di un piccolo tamburo di legno.
I guelembai, messaggeri della Poro,
al contrario appaiono silenziosamente con la loro enorme
bardatura circolare dalle fibre vegetali di
color nero e oro, muniti di una lunga pertica bianca. Gli unici loro tratti
visibili sono cosparsi di caolino. Nessun tamburo li accompagna e i
guelembai si muovono rapidissimi, come fluttuando sul terreno, in
un’apparizione magica e sorprendente. Mentre le donne e i non iniziati si
coprono il viso per la paura, essi sono già scomparsi senza alcun rumore nel
buio della foresta.

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