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LE FIGURE MAGICHE DEI
TEKe
a cura di Vittorio Carini

Gli antichi Teke,
(sing. Muteke, plur. Bateke) descritti dai primi esploratori europei con il
nome di Anzichi, Ategue, Moteques, Meticas, Bakono, Tio, ecc… costituirono
la popolazione predominante che nei
secoli
XIV e XV, in seguito a migrazioni da Nord-Ovest,
occupò la maggior parte dei territori di quella che è oggi l’attuale
Repubblica del Congo (ex-Congo Francese-Brazzaville,) parte del
Gabon e oltre il fiume Congo lungo le sponde della Repubblica Democratica
del Congo (ex-Zaire) nell’Area di Kinshasa.
I guerrieri Teke,
di certo non estranei ai traffici di schiavi, erano particolarmente temuti
dalle popolazioni vicine per la loro fama di ferocia e abilità nei
combattimenti. Per questo fatto il loro isolamento si accentuò per lungo
tempo, nonostante i colonizzatori francesi si premurassero di sopprimere
ogni guerra intertribale che potesse nuocere ai loro commerci e disturbare
le loro attività. In effetti, alla fine dell’800, tutti questi conflitti
giocarono a favore di Pierre Savorgnan de Brazza, nobile friulano,
naturalizzato francese dopo averne frequentato l’Accademia Navale, che con
grande abilità e senza colpo ferire stipulò un trattato con il Re dei Teke,
Makoko Illo.
Il Re, timoroso che i potenti bianchi (mundele)
si alleassero con le popolazioni nemiche come ad esempio gli Obamba e i
Bakongo, firmò di fatto un trattato incondizionato di alleanza e di
annessione dei suoi territori alla Francia.

A differenza di altre, stranamente le
popolazioni Teke e le loro produzioni plastiche
furono per molto tempo alquanto trascurate da antropologi e studiosi. La
difficoltà di una traslitterazione esatta dei termini riguardanti le
sculture di tipo religioso era complicata dal fatto che ogni gruppo clanico
e famigliare, a seconda dei diversi stanziamenti, usava termini differenti
per indicarne le varie tipologie.
Le loro statuette magiche (chiamate
generalmente tutte biteki o bitegué), quasi sempre di tipo
maschile, sfuggono anche a catalogazioni precise, poiché solo il
destinatario e chi le fabbricava ne potevano conoscere i poteri intrinseci e
l’uso al quale erano destinate.
Secondo R. Lehuard (1996), le statuette
bifwa, legate al culto degli antenati, sono di due tipi: le bankaga,
positive, e le mupfu, negative, a loro volta suddivise in nkiba
(statuette senza reliquie e aggiunte di sorta) che rappresentavano
fisicamente l’antenato, e buti (butti), statuette più importanti
cariche di reliquie che ne materializzavano lo spirito e il potere
soprannaturale. Queste statuette potevano detenere: i bonga,
categoria che comprendeva componenti terapeutiche, le nsala, forze
per ottenere la guarigione, le iloo, forze destinate a combattere
contro i malefici, le stregonerie e contro gli spiriti degli antenati
malvagi, oppure le ikwene, forze magiche di protezione che
assicuravano il successo in ogni impresa.
Secondo lo storico Jan Vansina, autore di una
monografia sui Teke-Tio in seguito a ricerche sul terreno dal 1963 al
1965, le statuette magiche erano chiamate itio (figura di legno
utilizzata come feticcio.)
La decadenza dell’uso di queste figure lignee
fu sicuramente accelerata dall’avvento alla fine degli anni ’60 del XX
secolo della setta religiosa sincretica del profeta Malanda, la Croix-Koma,
che ingiunse a tutti i suoi adepti di consegnare tutte le statuette sacre
che però non vennero distrutte ma raccolte in una sorta di museo a Kankata,
da cui furono disperse poco a poco nel corso degli anni.
Ma la causa più grave fu costituita, quasi
contemporaneamente, dall’azione del movimento politico JMNR (Jeunesse du
Mouvement National de la Révolution) di pragmatico stampo maoista, che si
incaricò di condurre una campagna battezzata, “l’incendio dei feticci”,
contro i vecchi e tutto ciò che rappresentavano. I vecchi furono quindi
perseguitati, umiliati, molestati e soprattutto ridicolizzati. L’operazione,
a volte anche violenta, fu sistematica e capillare, tesa a spogliare le
generazioni precedenti di un potere considerato insopportabile, oltre che
molto pericoloso per l’uso delle pratiche magiche della stregoneria.
(Ricordo che alla fine degli anni ’70 a capo di ogni villaggio presiedevano
ormai un capo tradizionale e un capo politico mandato e imposto dal governo
centrale (n.d.r.).
Qualche piccola sacca di resistenza fu
tollerata. Ad esempio, negli anni ’80, sul Plateau di Mbé, sede storica dei
re Makoko, operava ancora un vecchio scultore tradizionale, Bernard Mamou,
che scolpiva soprattutto su richiesta del mercato occidentale.
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