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ERE IBEJI YORUBA
A cura di Gian Carlo Matta,
con la collaborazione di Federico Carmignani
per la stesura del testo e
di Vittorio Carini per la supervisione e la
documentazione iconografica.


La popolazione Yoruba, di lingua Kwa,
stanziatasi fin dall’epoca neolitica nella regione sud-occidentale della
Nigeria e in parte con il nome di Anago nella regione sud-orientale
dell’attuale Repubblica del Benin (ex-Dahomey), viene stimata oggi in circa
20 milioni di individui. Suddivisi in circa 20 sottogruppi, che
tradizionalmente corrispondevano a regni autonomi organizzati con una
gerarchia a forma piramidale, tutti gli Yoruba conservano affinità
linguistiche, religiose e culturali che in un lontano passato e nei secoli
successivi contribuirono a sviluppare una notevolissima produzione
artistica.
Le tracce iniziali della loro arte sono datate
agli inizi del primo millennio, periodo a cui risalgono i famosi bronzi e
terrecotte di Ife, la città sacra di questa popolazione e da essa ritenuta
luogo stesso di origine della specie umana.
Intorno al 1400 D.C., dalle ceneri dell’antico
regno di Ife sorse l’impero di Old Oyo che governò sugli Yoruba sino agli
anni 1830 circa, quando le rivolte di alcune città stato e l’invasione dal
nord dei Fulani causarono il collasso dell’impero e la caduta della città
reale di Oyo. Seguì poi un periodo d’instabilità e guerre tra i vari reami
che durò per oltre 50 anni, causando la distruzione di popolosi centri
abitati e d’opere d’arte.
La “pax britannica” alla fine del XIX
sec. ristabilì un periodo di tranquillità fino all’indipendenza nigeriana,
avvenuta poi nel 1960.
Uno dei luoghi più straordinari
dell’antica cultura Yoruba, legato al culto degli antenati: il bosco sacro
di Esie, nella regione di Igbomina, in cui vi erano accumulate circa 800
statue in pietra. (D’Arcore, 1942). Se in un primo tempo si stimava
risalissero al 12°-15° secolo, studi recenti ne hanno retrodatato la
presumibile origine dal 950 al 1260 D.C.

Anticamente, tra gli Yoruba come del resto in
altre realtà socio-religiose africane, la nascita di gemelli era ritenuta
una maledizione, poiché si riteneva che solo gente di bassa estrazione e
reietti della società fossero capaci di partorire figli in coppia come fanno
gli animali. Inoltre, si sospettava che l’evento fosse collegato anche a
pratiche sessuali promiscue e multiple. Queste credenze portavano quindi
alla soppressione dei gemelli subito dopo la nascita, per timore che
emarginazione, disgrazie e sventure si accanissero sulla madre e su tutto il
nucleo famigliare.
Non esiste una causa certa del cambiamento e
dell’accettazione della società rispetto ad un evento del tutto naturale,
poiché i racconti al riguardo sono contrastanti; in ogni caso, intorno al
primo quarto del XIX sec., verso la fine dello “Old Oyo Empire”, queste
consuetudini cruente cessarono in modo radicale, presumibilmente a seguito
di un decreto del 1820 a firma dello stesso Re di Oyo. L’infanticidio dei
gemelli fu così proibito in tutto il territorio e la loro nascita venne
accolta da allora come segno di prosperità e di benevolenza divina.

La religione Yoruba si estrinseca in un
pantheon variegato con numerosissimi dei e spiriti (Orisa),
ognuno con una propria specifica attribuzione, che giocano un ruolo
peculiare nella vita sociale e rituale di questo popolo.
All’interno di questo complesso misticismo, si
instaurò il culto dei gemelli protetti anche dal dio del tuono, Shango.
Dato che i gemelli erano ritenuti in possesso di un’anima in comune, in
sostituzione di gemelli deceduti si scolpirono statuette/simulacri di legno
-per ristabilirne l’equilibrio spirituale- che furono chiamate ere ibeji.
(Ere= immagine sacra, ibi=
nato, eji= due).
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