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I FANTI, LE COMPAGNIE E LE
BANDIERE ASAFO
a cura di Federico Carmignani

Orientamento etno-geografico
Il Ghana, situato nella costa Occidentale
dell’Africa, si affaccia sul golfo di Guinea, poco più a nord rispetto la
linea dell’Equatore. Date le continue migrazioni, nel suo territorio
coesistono diverse popolazioni. La popolazione più rilevante per numero,
peso culturale e tradizioni più antiche è quella degli Akan, di lingua Twi,
di cui fanno parte diversi gruppi, i più importanti sono gli Ashanti,
seguiti dai Fanti (o Fante).
I Fanti sono stanziati in prevalenza nelle
zone costiere (foto 1), soprattutto nell’area che si estende
approssimativamente dal centro cittadino di Senya Beraku, ad est della
capitale Accra, sino a Shama, situata poco prima del centro portuale di
Takoradi. Questo vasto territorio è storicamente diviso in “stati
tradizionali” con regioni e centri abitati sottoposti all’autorità di un
capo tradizionale, Paramount Chief o Omanhene (capo tribale superiore).
Tra le popolazioni Akan-Fanti la tradizione
dell’organizzazione militare in gruppi denominati Asafo è antica di secoli.
Asafo, in lingua Twi, è l’insieme di due parole: Sa che significa “guerra” e
Fo che significa “gente”. I Fanti, a differenza degli Ashanti, non ebbero
mai un potere unico centrale unificato e quindi ognuno di questi stati
organizzò le proprie singole e differenti compagnie Asafo (foto 2, 3 e 4 )
per protezione ed esigenze militari.
Ancora oggi, ogni Asafo è guidata da un capo
eletto a vita, Supì (foto 5), che significa “un vaso contenente acqua”, in
pratica l’essenza stessa della Compagnia con i suoi sottoposti, Asafohene,
al comando di altri sottogruppi. Vi figurano poi personaggi minori ma non
meno importanti quali: lo sbandieratore (frankaa-kittihin) (foto 6, 7, 8 e
9 ), il suonatore dei tamburi sacri o gongs (kyerema), il tenutario delle
bandiere (flag keeper o asinkanmbahin) e nei tempi antichi il boia (abrafo).
E poi ancora, il Tufuhene, Sub-Chief (svolgente funzioni in caso di assenza
del Chief), che funge da collegamento e coordinamento fra le attività delle
Compagnie e il Chief (re) stesso. Anche le donne, con il termine di
Asafoakyere (foto 10), possono assumere ruoli di comando pari a quelli
maschili degli Asafohene.
Ogni Compagnia è altresì coadiuvata da un
consiglio di anziani (asafo-mpenyin) formato da sette elementi e denominato
Beesuonfo (i sette grandi). Per i Fanti il numero 7 ha tradizionalmente un
ruolo simbolico.
All’interno di uno “stato tradizionale”
militano una o diverse Compagnie, a seconda della vastità del territorio. Ad
esempio, Anomabo, Asebu e Cape Cost posseggono 7 Compagnie Asafo (Asafo
companies) (foto 11) , Komenda 5, Shama 4, Winneba 2.

Le compagnie rappresentavano un forte potere
all’interno della società Fanti anche in tempo di pace e per motivi di
rivalità spesso entravano in contrasto causando risse e disordini civili
che erano fattore di grande turbamento sociale (foto 12).
Ogni Compagnia possiede un luogo sacro,
“Posuban” (foto 13 e 14), rappresentante il potere e la sede dello spirito
superiore, che funge anche da simbolica postazione militare. Senza indagare
sulle complicate credenze animiste della cultura Fanti con i loro numerosi
Obosom (Dei), è utile ricordare che questo luogo, originariamente
rappresentato da un albero circondato da una recinzione in legno o mattoni
(foto 15), è anche la sede in cui sono custoditi gli emblemi rituali: le
bandiere Asafo (frankaa), i coltelli sacrificali, i gongs (foto 16), i
tamburi, gli amuleti, e la caratteristica tromba di importazione coloniale.
Ciascuno di questi elementi rappresenta un simbolo del valore e al tempo
stesso un oggetto sacro.
I Posuban si sono poi sviluppati in vere e
proprie costruzioni in cemento e mattoni che in molti centri hanno assunto
dimensioni notevoli. Decorati con le forme rappresentative del valore delle
compagnie (animali, figure mitologiche, cannoni, etc. Foto 17) possono
essere considerati delle vere e proprie opere d’arte.
Al Posuban sono legate molte delle attività
della tradizione Asafo, dall’offerta di sacrifici animali alle invocazioni
di protezione e potere, fino alle celebrazioni correlate al festival annuale
delle varie compagnie.

Cenni storici
Il comandante del vascello “Hannibal”
appartenente alla Royal African Company, l’inglese Phillips Thomas, in
visita nel 1694 al generale degli Akan, che aveva conquistato il forte
danese di Christiansborg (Accra - Ghana), fornì la prima descrizione di una
bandiera Akan in questi termini: ...“la bandiera che sventolava era bianca
con pitturato al centro un uomo nero con una scimitarra in mano”...
è
innegabile che il dispiegare delle bandiere da parte degli inglesi, danesi,
olandesi e portoghesi sui pennoni dei forti della “Costa d’Oro” destinati
alla tratta degli schiavi abbia influenzato le popolazioni indigene che ne
assimilarono e imitarono l’uso. La litografia nell’immagine n. 18 è
storicamente uno dei primi esempi figurativi di un africano associato ad una
bandiera (1820 W. Hutton, britannico, ufficiale pubblico della “African
Company” con sede a Cape Coast - Ghana).
Con il tempo, le bandiere, entrate ormai nella
cultura e nelle tradizioni Fanti, si svilupparono come elementi autoctoni,
con stilemi propri e caratteristiche funzionali ed artistiche ben precise.
Un altro esempio in Africa Occidentale che può
essere associato alle “Asafo flags”, è quello dei drappi da cerimonia con
figure applicate dell’etnia Fon (Rep. del Benin).
Le bandiere Asafo
svolsero e tuttora svolgono una funzione sociale rilevante tramandando
cultura e tradizioni, conservando la memoria di avvenimenti significativi
della vita del villaggio, creando senso di identità, appartenenza, orgoglio
di gruppo e stabilendo e regolando l’ordine e l’indirizzo delle singole
società (foto 19, 20, 21 e 22).
Ogni compagnia, infatti,
assume a simbolo della propria rappresentatività una o più bandiere che ne
incarnano la spiritualità, riportando anche alla memoria i defunti
appartenuti all'organizzazione. Solitamente, una Asafo Company commissiona
una nuova bandiera in occasione della nomina di un nuovo Supì (capo). Vi
sono anche altre motivazioni quali: l'instaurazione di Asafohene, la
ricorrenza di un evento rilevante che aveva coinvolto il villaggio in
passato, la donazione da parte di un membro agiato della Compagnia e la
costruzione o lo sviluppo del "Posuban".
La sostituzione delle
bandiere, inoltre, è sempre stato un fattore di stimolo alla produzione,
dovuto originariamente al naturale deterioramento del materiale tessile che
in condizioni climatiche difficili come quelle dell'area tropicale
dell'attuale Ghana era piuttosto celere ma anche, in epoca più recente, al
reperimento delle bandiere antiche a scopo di lucro da parte dei vari
commercianti locali.

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